Economia

Bonomi: l’industria è un tema di sicurezza nazionale

4/5/2022

"Sono tempi straordinari, difficili, perfino più preoccupanti della crisi della pandemia, durante la quale avevamo un grande obiettivo: comprare tempo per arrivare ai vaccini. Oggi purtroppo siamo in presenza di una serie di componenti esogene: l’aumento del prezzo delle materie prime, i costi energetici, e peraltro dobbiamo rilevare che sta aumentando l’incertezza politica, i partiti hanno cominciato la campagna elettorale, quello che io chiamo la battaglia delle bandierine. E questo ci preoccupa molto. C'è bisogno di fare le riforme che disegneranno il paese del futuro”. Così Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria, in un’intervista all’agenzia di stampa AGI ha ribadito la sua preoccupazione per le ripercussioni del conflitto, anche a fronte del rischio di recessione economica, con i dati del primo trimestre che hanno confermato le previsioni del Centro Studi di Confindustria. Secondo il Presidente, “i decenni di politiche sbagliate sull’energia li pagano le imprese e le famiglie italiane. Oggi il Governo cerca di realizzare interventi per contrastare la crisi energetica, ma non siamo in grado di sostituire completamente subito il gas russo, che comporterebbe un crollo della produzione del paese nei paesi più dipendenti dalle importazioni del gas. Questa è la realtà che stiamo affrontando”. Confindustria sosterrà il Governo nelle decisioni che prenderà, ma per Bonomi è necessario che venga aperta la fase del “riformismo competitivo”, che permetta finalmente di costruire un’Italia moderna su fisco, concorrenza, politiche attive del lavoro, giustizia, nell’interesse del Paese. Sulle sanzioni alla Russia da parte dell’Unione europea, Bonomi ha riconosciuto che le più efficaci sono quelle che hanno bloccato l’operatività della banca centrale russa, ma venendo all’economia reale le vere sanzioni l’Italia le ha adottate dopo la guerra di Crimea, tanto che oggi l’export verso la Russia pesa solo per l’1,5% del totale nazionale, che nel 2021 ha superato i 500 miliardi, il record italiano. “L’1,5% in valore assoluto non è tanto, ma in termini di settore sì – ha spiegato. Le sanzioni che abbiamo adottato colpiscono lo stock, ma non la capacità di finanziamento della Russia, se si vuole incidere vanno bloccate le esportazioni di gas, petrolio e carbone della Russia, ma vanno valutati in maniera molto seria gli effetti”. È proprio sul gas che Bonomi è tornato a chiedere un price-cap: “noi avevamo chiesto il tetto al prezzo del gas, non fissato dirigisticamente ma sulla base dei prezzi reali vigenti nei contratti di import dalla Russia. Prezzi che sono molto più bassi di quelli quotidiani del mercato olandese. Perché è evidente che ci sono delle speculazioni in corso e lo stiamo dicendo da settembre dello scorso anno”, ha detto il Presidente, spiegando che l’aumento dei prezzi è partito da molto prima del conflitto russo-ucraino, ed è per questo che Confindustria chiedeva sostegni alla crescita in legge di Bilancio. In merito all’energia nucleare, il Presidente si è detto disposto a rivalutarne l’utilizzo, avendo fatto in Italia un referendum 34 anni fa sulle tecnologie di allora. “La tecnologia ha cambiato tutto e mi piacerebbe che questo Paese discutesse nel merito: c’è il nucleare di nuova generazione, possiamo parlarne? E poi, dobbiamo essere realisti, vicino a noi c’è la Francia che ha il nucleare, 14 paesi su 27 nell’Unione europea hanno centrali nucleari. Va fatta una riflessione di merito, che deve essere una base di discussione in Europa”, ha aggiunto Bonomi. Nel corso dell’intervista, il Presidente ha rinnovato il pieno sostegno al Presidente Draghi, perché è l'occasione per fare le riforme che servono al Paese, ma al momento i partiti non lo stanno consentendo perché “fanno la battaglia delle bandierine” alla ricerca di consenso elettorale. Importante per la stabilità dell’Europa è invece la conferma di Macron. “Non possiamo permetterci incertezza politica, perché la stabilità in un quadro molto complesso è importante”, ha sottolineato il Presidente, consapevole che gli interessi dell’Italia si fanno nel Mezzogiorno d’Italia, dove insieme a Roma si gioca la partita italiana. “Dopo il conflitto in Ucraina ci sarà una riconfigurazione dell’ordine mondiale, la globalizzazione non sarà quella di prima. Siamo a un bivio. O ritorniamo indietro di decenni, con due grandi blocchi, uno intorno agli Stati Uniti, con la Russia indebolita e ancillare alla Cina, e una Europa debole, partner degli USA; oppure costruiamo un nuovo ordine che tenga conto di Russia e Cina con la volontà di difendere commercio mondiale e catene del valore aggiunto che permettano l’accesso a tutti alle commodities”, ha spiegato Bonomi, riconoscendo che per l’Italia è fondamentale la seconda ipotesi, in quanto paese trasformatore. “Il Presidente Draghi ha riposizionato con autorevolezza l’Italia nel suo alveo naturale, Europa, America, Nato. Gli Stati Uniti giocano la loro partita e fanno i loro interessi, noi dobbiamo posizionarci in maniera importante e abbiamo tutte le carte per farlo, con la ‘coppia di assi’, Mattarella e Draghi”, ha proseguito sul tema geopolitico. Tornando alla politica italiana, il Presidente ha ribadito di essere contrario al fatto di condizionare gli interventi a sostegno delle imprese ai rinnovi contrattuali con forti aumenti salariali. “Occorre mettere più soldi in tasca agli italiani, specialmente quelli che soffrono di più. In legge di Bilancio, quando tutti i partiti per questione di consenso elettorale hanno preferito fare il taglietto IRPEF favorendo i redditi medio alti, noi abbiamo proposto un taglio contributivo con effetti concentrati fino a 35 mila euro”, ha spiegato Bonomi, aggiungendo che “se Ministro e partiti preferiscono aumentare ancora l’enorme costo del lavoro, allora non si rendono conto di cosa sta capitando: il 16% delle imprese italiane ha già ridotto o sospeso le produzioni a causa degli aumenti, se perdurano le condizioni della guerra un altro 30% sospenderà la produzione, significa che quasi un’impresa su due in Italia rischia di fermarsi. Sono tutti dati di fatto che il paradigma Orlando ignora”. Con la proposta del taglio del cuneo contributivo per 16 miliardi, Confindustria porta avanti due scelte: “concentrarli per due terzi a favore dei lavoratori, malgrado il fatto che per oltre due terzi gli oneri contributivi sono a carico delle imprese, e concentrare gli effetti nella fascia sotto i 35 mila euro di reddito, quelli che stanno soffrendo di più, dando loro 1.223 euro di soldi aggiuntivi”. La reazione di Ministro e sindacati finora non è stata quella sperata ha sottolineato il Presidente, che ha dichiarato “A fronte di una proposta migliorativa, saremmo i primi a sostenerla”, dicendosi disponibile ad un incontro con il Ministro Orlando. Il Presidente ha ricordato che “sul reddito di cittadinanza serviva già in Legge di Bilancio un pacchetto di modifiche serie. Oggi non intercetta i nuovi poveri assoluti al Nord e non ha senso credere che il reddito di cittadinanza sia uno strumento per le politiche attive del lavoro. Serve, inoltre, se la politica vuole un salario minimo per legge, applicare quest’ultimo a chi non è coperto dagli attuali contratti nazionali vigenti: nei nostri contratti abbiamo già 11 euro lordi orari contro i 9 proposti. Serve cioè una grande operazione di pulizia dei contratti-pirata, stabilendo - come Confindustria è pronta a fare dal 2014 - criteri chiari di rappresentanza sindacali e datoriali per firmare contratti validi erga omnes. E serve, infine, come detto un taglio strutturale del cuneo contributivo. Servono cioè interventi a visione complessiva con respiri di decenni”, ha chiarito Bonomi. Per costruire un Paese moderno, efficiente, inclusivo e sostenibile, come auspicato da Confindustria, rimane fondamentale anche il PNRR. “È importante non solo per i 200 miliardi e le opere, ma per le riforme, cioè quelle che oggi rallentano. Gli ultimi bandi stanno andando deserti a causa dei prezzi delle materie prime che sono cambiati. Non mi fa piacere dire ‘ve l’avevamo detto’, vorrei essere smentito con risposte efficaci”, ha affermato Bonomi, secondo cui non bisogna riscrivere il Piano italiano, perché se il Presidente del Consiglio riapre i giochi scatta l’assalto alla diligenza. “Serve un fondo aggiuntivo per colmare le differenze di prezzo, ma le nostre capacità di finanza pubblica sono limitate, a differenza degli altri paesi europei. Guardi la Germania, l’industria tedesca si è resa conto che la sua invincibilità è crollata, stanno comprando tempo per riportare in casa i processi produttivi strategici. Usciremo con velocità asimmetriche da questa stagione. E saranno diverse tra aree geopolitiche ma anche all’interno dell’Europa”. Per Bonomi, l’industria è un tema di sicurezza nazionale. Anche per il settore dell’auto, “se si vogliono ottenere gli obiettivi di transizione ecologica dell’UE, bisogna fare tanti investimenti e dire la realtà. Siamo di fronte a un potenziale spiazzamento di 500 imprese, con circa 70 mila lavoratori, che sono oggi focalizzate sui motori endotermici che si vogliono mettere al bando. Che facciamo per loro? Come li accompagniamo nella transizione? Invece di questo vedo che il dibattito paradossale è diventato quello di trovare un posto di lavoro ai navigator che avevano il compito di trovare il posto di lavoro agli altri”.
Allegato