Innovazione

Istat, Pmi: in crescita l’uso di dispositivi intelligenti, ma poche vendono online

12/1/2022

Nel 2021, il 60,3% delle piccole e medie imprese (PMI) italiane ha raggiunto almenoun livello base di intensità digitale (56% la media Ue27). Il target europeo 2030 è del 90%. È quanto riportato da un report dell’Istat. Tra le imprese con almeno 10 addetti il 41,9% ha acquistato servizi di cloudcomputing di livello medio-alto e il 51,9% di livello intermedio e sofisticato (35% la media Ue27, 75% l’obiettivo europeo 2030). Gli indicatori del Digital Economy Society Index per le PMI che vendono online migliorano molto lentamente. In aumento le imprese che usano almeno due social media (da 22% a 27%). Nell’uso di dispositivi e sistemi intelligenti controllati via Internet (IoT) le imprese italiane con almeno 10 addetti sono ottave in Europa. Crescono ancora il cloud e i social media A livello europeo la transizione digitale è misurata attraverso indicatori chiave sullo stato della digitalizzazione in termini di infrastrutture abilitanti, competenze, utilizzo da parte di individui, famiglie, imprese e pubblica amministrazione. Alcuni di questi indicatori sono inclusi nell’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi) in uso dal 2015, che monitora l'evoluzione delle prestazioni digitali negli Stati membri dell’Ue e i risultati delle politiche nazionali. Nel programma della Commissione europea delineato dalla “Bussola digitale 2030”i il Desi è stato ulteriormente rafforzato come strumento di monitoraggio per il decennio digitale e per individuare i target da raggiungere entro il 2030ii. L’andamento nel tempo degli indicatori della transizione digitale stimati nell’anno 2021 mostra da una parte, lenti miglioramenti - in analogia con la media Ue27 - nell’area del commercio elettronico delle PMI; dall’altra, importanti accelerazioni nell’adozione di servizi cloud di livello intermedio o sofisticato (52% contro una media Ue27 del 35%) e nell’utilizzo di almeno due social media (27%; +10 punti percentuali dal 2017). Arretra l’adozione di software per la condivisione di informazioni tra funzioni aziendali diverse (Erp, Enterprise Resource Planning) passando dal 37% del 2017 al 32% in controtendenza rispetto all’andamento della media Ue27 che ha raggiunto il 39%. L’indicatore relativo alla digitalizzazione ‘di base’ delle PMI (almeno 4 delle 12 attività legate all’adozione di ICT), colloca quelle italiane al decimo posto della graduatoria europea prima delle PMI tedesche (59%) e francesi (47%). La terza dimensione (Integration of Digital Technology) del Desi 2021, misurata con dati 2020, pone l’Italia al decimo posto in Europa. Sostituendo i valori di alcuni indicatori della dimensione con quelli rilevati nell’anno 2021 relativi a e-commerce, cloud, ERP e social media, il nostro Paese avrebbe scalato due posizioni raggiungendo l’ottava posizione nella dimensione ma senza riuscire a superare il ventesimo posto della graduatoria finale del Desi. Livello alto o molto alto di digitalizzazione ancora poco diffuso Il comportamento delle imprese è stato valutato rispetto a 12 caratteristiche specifiche che contribuiscono in ciascuna edizione di indagine alla definizione annuale dell’indicatore composito di digitalizzazione denominato Digital Intensity Indexiii (DII) utilizzato per identificare le aree nelle quali le imprese italiane incontrano maggiori difficoltà. In generale, l’80% delle imprese con almeno 10 addetti si colloca ancora a un livello ‘basso’ o ‘molto basso’ d’adozione dell’ICT, non essendo coinvolte in più di 6 attività tra quelle considerate. Il restante 20% svolge invece almeno 7 delle 12 funzioni, posizionandosi su livelli ‘alti’ o ‘molto alti’ di digitalizzazione. Il 60,8% delle imprese con almeno 10 addetti ha un livello di digitalizzazione ‘di base’ e occupa il 78,1% di addetti. La quota di piccole imprese che svolgono attività digitali cresce fino all’adozione di quattro attività per poi ridursi rapidamente; la quota delle grandi imprese raggiunge invece il suo massimo intorno alle otto attività per poi registrare una diminuzione. La connessione in banda larga fissa con velocità almeno pari a 30 Mbit/s è la tecnologia diffusa nella maggior parte delle imprese (78,3%) anche tra quelle che la adottano come unica tra le 12 analizzate (67,1%).
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