Economia

Venezia chiude bene il 2022 e nel 2023 risponderà alla crisi

18/11/2022

Se il 2022 si dovrebbe chiudere con un aumento del valore aggiunto provinciale addirittura del 4,4 per cento – 0,6 punti in più rispetto alla media regionale e oltre un punto rispetto a quella nazionale – nel 2023, invece, Venezia, come buona parte del Paese, subirà gli effetti della crisi ormai alle porte, anche se il tasso di crescita della nostra provincia sarà comunque positivo e pari al +0,6 per cento. A livello nazionale, solo 8 province l’anno prossimo cresceranno più della nostra. A dirlo è l’Ufficio studi CGIA che ha elaborato i dati economico-previsionali di Prometeia. Dichiara il Presidente della CGIA, Roberto Bottan: “Caro bollette, materie prime alle stelle e inflazione a due cifre freneranno anche l’economia della provincia di Venezia che, però, si difenderà meglio delle altre. Grazie alle presenze turistiche, alle costruzioni e all’export il nostro territorio può comunque guardare al 2023 con maggiore fiducia delle altre province del Veneto, anche se la prima parte dell’anno sarà sicuramente difficile”. Tornando ai dati di crescita relativi al 2022, tra le 107 province d’Italia monitorate da questa analisi previsionale, Venezia si colloca al 4° posto; un solo gradino fuori dal podio. Meglio di noi hanno fatto Milano (+4,7 per cento) e, a pari merito, Savona e Verona (+4,7 per cento). Anche rispetto alla situazione pre-Covid, la nostra provincia ha registrato un buon risultato (+0,6 per cento), dimostrando di aver messo in campo tutte le risorse necessarie per recuperare il terreno perduto. Certo, non tutti i settori godono di buona salute. Coloro che lavorano per altre aziende o esportano hanno superato brillantemente la crisi pandemica e almeno in parte gli effetti negativi della guerra tra Russia e Ucraina. Se anche i servizi alla persona hanno tenuto, il comparto casa ha potuto beneficiare della forte ripresa degli investimenti, anche se per l’anno venturo è prevista una contrazione della crescita. La riduzione dei benefici fiscali legati al superbonus, infatti, si farà certamente sentire. Infine, rimane difficile la situazione economica per tante partite Iva che vivono dei consumi delle famiglie che, a seguito dell’impennata dei prezzi, hanno rimodulato i propri acquisti. Conclude Roberto Bottan: “Non sono poche le famiglie che da mesi stanno risparmiando per far fronte al pagamento delle bollette di dicembre e gennaio che, tradizionalmente, sono le più care dell’anno. Un comportamento che, ovviamente, penalizzerà sia gli acquisti di Natale sia i saldi di inizio anno. Due appuntamenti, questi ultimi, che da sempre hanno contribuito a dare ossigeno ai bilanci di tanti artigiani e di altrettanti piccoli commercianti”.
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